L’effetto domino era annunciato e ora rischia di complicare il percorso europeo per il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo: l’Eurocamera ha deciso la sospensione dei negoziati sui due file del pacchetto legislativo.
Sul testo, che riguarda sostanzialmente la redistribuzione dei migranti in caso di un’ondata di flussi, pesano i veti di Polonia, Ungheria e, finora, della Germania, che non permettono l’approvazione a maggioranza qualificata della direttiva.
In questo caso qualche piccolo passo avanti si è registrato: è stato chiesto alla presidenza spagnola che la Commissione, faccia un’informativa sia sul piano Lampedusa annunciato da Ursula von der Leyen sia sullo stato dell’arte del Memorandum d’intesa con la Tunisia.
Il governo di Mateusz Morawiecki, in piena campagna elettorale, continua ad attaccare i dieci punti di von der Leyen per Lampedusa. Viktor Orban ha ribadito che ai confini magiari “la pressione dell’immigrazione clandestina aumenta a causa delle politiche fallimentari di Bruxelles”, con 125 mila tentativi d’ingressi illegali bloccati dalle autorità di Budapest.
Al Consiglio Affari Interni della settimana prossima ci sarà “uno scambio sostanziale” anche in merito all’impasse sul Patto sulla migrazione; il tema sarà prioritario anche al vertice dei leader di Granada, dove è possibile che Giorgia Meloni rilanci l’ipotesi di una missione navale comune per bloccare le partenze. “Non commentiamo proposte che emergono a livello nazionale. Qualsiasi decisione su queste missioni è nelle mani dagli Stati membri e va presa all’unanimità dei 27”, ha puntualizzato la Commissione, ricordando tuttavia un dato: l’Operazione Sophia fallì per mancanza di mezzi e, soprattutto, per i dissidi tra gli Stati membri sui soccorsi in mare.
