Il Governo tira le fila del Pnrr e, dopo aver assicurato la terza rata e chiesto la quarta, si mette al lavoro sulla quinta.
Ma nel frattempo, la tabella di marcia deve cambiare e seguire il percorso che il Governo ha scelto per accelerare l’attuazione e non accumulare ritardi. Per questo dalla quinta rata slittano 13 obiettivi e ne vengono cancellati sei, che potranno essere coperti con altre fonti di finanziamento.
Ma la quinta rata, che in origine valeva 18 miliardi di euro, è destinata a calare: “Nei prossimi giorni attendiamo la terza rata, nei giorni scorsi abbiamo formalmente richiesto la quarta, stiamo lavorando alacremente per raggiungere gli obiettivi della quinta e per la revisione complessiva del Piano, che include il capitolo RepowerEU”, ha detto la premier Giorgia Meloni al termine della cabina di regia che ha riunito il Governo e i rappresentanti di Comuni, Regioni e Province.
Non è attesa prima della fine dell’anno, perché la Commissione Ue dovrà ora verificare ogni obiettivo raggiunto, un processo che per la terza rata ha richiesto oltre sei mesi. Il Ministro per il Pnrr Raffaele Fitto spiega che le interlocuzioni con la Ue sono positive: il confronto è sulla “rendicontazione degli obiettivi della quarta e di verifica per quelli connessi alla quinta rata”, un percorso che proseguirà parallelamente in modo che l’Italia possa andare avanti con l’attuazione degli obiettivi del semestre senza grosse sorprese alla fine del percorso.
Sul proseguimento dell’attuazione restano i timori di sindaci e presidenti di Regione di perdere i fondi di progetti già avviati; dalla lotta contro il rischio di alluvione e idrogeologico sono stati sottratti 1,3 miliardi e saltano anche 1 miliardo per la voce idrogeno in settori hard-to-abate, 728 milioni per servizi e infrastrutture di comunità, 675 milioni per gli impianti innovativi, 300 milioni per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie e 110 milioni per il verde urbano ed extraurbano.
