I dati presentati nelle tabelle tecniche della Nadef mostrano un calo dell’incidenza della spesa sanitaria sul Pil con un passaggio in 5 anni, tra il 2020 e il 2025, dal 7,4% al 6,2%.
Quanto basta alle opposizioni per parlare di “gravissimi tagli” e ai governatori per lanciare l’allarme. Giorgia Meloni ha indicato la sanità come una delle “4 grandi priorità della LdB”, oltre al sostegno ai redditi bassi e pensioni e al capitolo famiglia e natalità.
L’obiettivo è “abbassare i tempi delle liste d’attesa” ma alla luce della Nadef, però, sono in arrivo meno dei “3 o 4 miliardi” che prima dell’estate il ministro alla Salute Orazio Schillaci definiva “necessari” per “risolvere i problemi”.
Dei 31 provvedimenti collegati alla Nadef, uno riguarda la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale nel Ssn e dell’assistenza ospedaliera, e uno è la delega in materia di riordino delle professioni sanitarie e degli enti vigilati dal Ministero della salute. Il Governo, poi, conta sul Pnrr in cui “c’è un finanziamento di oltre 15 miliardi”, ha ricordato più volte la premier, che a marzo nel decreto bollette rivendicava uno stanziamento da “oltre un miliardo per limitare l’impatto del payback e per rafforzare i pronto soccorso”.
A legislazione vigente è prevista una diminuzione, da 134,7 miliardi nel 2023 (6,6%) a 132,9 nel 2024 (6,2%). Per il Pd l’esecutivo ha fatto una “scelta politica precisa di disinvestimento e privatizzazione della sanità pubblica”: “La risposta del Governo è tagliare ancora fondi” attacca Elly Schlein.
La manovra, secondo il M5S, “minerà le fondamenta” del sistema sanitario. E Carlo Calenda rilancia il lavoro con le altre opposizioni “sul piano sanità per la legge di bilancio”.
