Con una sentenza, già definita dalle opposizioni di “portata storica”, ammette l’esistenza del “lavoro povero” e fissa il principio secondo il quale il Magistrato può individuare un “salario minimo costituzionale” che “deve essere proiettato” ad assicurare “una vita libera e dignitosa” del lavoratore, superando così i paletti della contrattazione collettiva e avendo come punto di riferimento la Costituzione.
La bussola, infatti, sostiene la Suprema Corte, deve essere l’articolo 36, quello che parla di “retribuzione adeguata” e “sufficiente ad assicurare” anche “alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.
La segretaria del Pd Elly Schlein esulta e dice che si tratta di “un’indicazione che conferma la necessità e l’urgenza di stabilire un salario minimo secondo i principi stabiliti dalla Costituzione”.
Per Carlo Calenda “Con la sentenza che conferma la necessità di un salario minimo legale, la Cassazione è arrivata dove finora il Governo ha temporeggiato”, ora “basta ritardi, dimostriamo che anche la politica sa riconoscere che il diritto a uno stipendio dignitoso è garantito dalla Costituzione”.
A questo punto, è l’invito delle opposizioni, che hanno depositato in Parlamento una pdl unitaria per un minimo di 9 euro lordi l’ora, è il momento che Governo e maggioranza inizino una riflessione seria sul tema e aprano a un confronto parlamentare.
