Quella di quest’anno sarà una legge di bilancio da convertire in tempi rapidi, con un dibattito parlamentare spedito.
La premier vuole dare prova di “unità di vedute” della maggioranza, tanto da chiedere di fatto uno sforzo per approvare un testo che sembra per il momento blindato. Meloni lo aveva anticipato e ieri l’invito è arrivato dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dal vicepremier Matteo Salvini che ha ribadito: “C’è l’approvazione nei tempi più rapidi possibili e sarà una manovra senza emendamenti di maggioranza”.
Al Senato Lucio Malan: “Ci riconosciamo in questa legge di bilancio e prevale l’interesse a portarla rapidamente ad approvazione”. Alessandro Cattaneo, responsabile dei Dipartimenti di FI, osserva: “Sappiamo bene che gli spazi di manovra sono pochi e siamo soddisfatti dell’impianto complessivo della manovra, ma miglioramenti in Parlamento sono sempre utili”.
“Vedremo se sarà vero, e dubito che i parlamentari di maggioranza accetteranno questo diktat”, attacca il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia, che parla di “colpo pericolosissimo alle più elementari regole della nostra democrazia parlamentare”.
Sulla sanità, tema sul quale avevamo chiesto un’attenzione particolare, Giorgia Meloni non mette nemmeno i 7 miliardi che servivano a non ridurre i livelli di spesa di quest’anno; questo significa tagli ai servizi”. “Pericolosa e populista” è il giudizio altrettanto netto del leader di Azione Carlo Calenda, che parla di “14 miliardi di tagli provvisori di tasse fatti in deficit, cioè a spese degli italiani.
Poco o nulla su sanità e istruzione che sono i due diritti sociali fondamentali”. “Insignificante e dannosa”, la bolla il presidente M5S Giuseppe Conte, che vede di fronte alle difficoltà economiche “un messaggio chiaro: arrangiatevi”.
