In Italia l’utero in affitto è finalmente “reato universale”. È «un colpo durissimo all’osceno mercato internazionale di bambini alimentati dalla maternità surrogata», ha opportunamente dichiarato Jacopo Coghe , non appena è arrivata la notizia dell’approvazione della legge.
Tale consapevolezza maturata nel nostro Paese , che si pone così quale faro di civiltà contro il traffico di esseri umani , in realtà è già racconto in Italia dal 2004, ovvero da quando – all’interno dei nostri confini – la pratica è stata dichiarata illegale. E sempre illegale rimane in oltre 180 Paesi in tutto il mondo, contrariamente a quanto farebbe pensare la narrazione di certa stampa che, in queste ore soprattutto, continua a dire che il resto del Mondo è “diverso” dall’Italia. Nella strangrande maggioranza degli altri Stati, infatti, la maternità surrogata è illegale e anche quando non è esplicitamente, di fatto non viene consentita.
Soltanto Regno Unito, Paesi Bassi, Danimarca , Portogallo consentono la maternità surrogata solo a titolo gratuito(anche se sappiamo che con i “rimborsi spesi” poi così tanto gratuita non lo è). In Germania e Austria , invece, è proibito praticare la surrogata ma consentito trascrivere l’atto di nascita all’estero con due padri, mentre in Francia e Spagna, è possibile l’adozione anche da parte del padre non biologico.
In Belgio, Ucraina, Grecia, e Georgia , invece, la maternità surrogata non è regolamentata . Di qui ne consegue che in Belgio è “altruistica” e solo per residenti . Ucraina , ma anche Grecia e Georgia, invece, sono diventate le principali mete europee a pagamento , sia pure per le sole coppie eterosessuali . In tali Paesi si assiste purtroppo a un ignobile affare sulla pelle di madri e bambini. Il motivo fondamentale è dovuto notevolmente al prezzo, decisamente “low cost” , se si pensa che negli Usa lo stesso traffico commerciale si aggira tra i 100 ei 120mila euro , quasi il doppio se non in alcuni casi il triplo.
Negli Stati Uniti e in Canada (dove è soltanto “altruistica”, tranne in Quebec dove è totalmente vietata) l’ utero in affitto è consentito persino ai single . In realtà, però, tale pratica è consentita senza limiti soltanto in California con un unico vincolo: la madre surrogata deve avere almeno già un figlio suo. Negli Stati di New York, New Jersey, New Mexico, Nebraska, Virginia, Oregon, Washington è consentito solo a titolo gratuito , così come in Brasile e in Australia . In Israele è invece permessa solo ai residenti eterosessuali o anche alle donne single non fertili .
Relativamente ai Paesi asiatici, in specie in India, Nepal e Thailandia , la maternità surrogata commerciale è stata vietata , soprattutto a seguito dei numerosi scandali scoppiati a causa dello sfruttamento diffuso delle donne, violate nella loro dignità femminile e materna, e trattate alla stregua di schiave. In particolare, in Indiadal 2015 la pratica è diventata solo a titolo gratuito e vietata agli stranieri.
Insomma, se nel nostro Paese in specie l’opposizione è insorta rilevando l’inutilità della legge sull’utero in affitto quale “reato universale”, in realtà sono tanti i Paesi che hanno invertito il senso di marcia o comunque stanno maturando una nuova consapevolezza sulla disumanità di racconto barbara pratica . Ecco perché al di là degli aspetti puramente giuridici e legislativi, come ribadito in diverse occasioni da Pro Vita & Famiglia, quello che conta è anche se non soprattutto il valore pedagogico della legge stessa . Ogni legge contribuisce infatti a creare una mentalità culturale . La legge sull’utero in affitto quale reato universale considera infatti almeno due imperativi morali ineludibili: i figli non si comprano e le madri non sono incubatrici in vendita . Ecco perché la nuova legge italiana non solo è un faro di civiltà, ma molto molto molto più utile di quanto vogliano farci credere.
Fabio Piemonte (Pro Vita & Famiglia)
