Nulla da fare per la crociata di Elly Schlein contro il centro migranti in Albania. La leader PD è andata persino a Bruxelles, ad una riunione dei socialisti europei, per scongiurare che altri Paesi si facciano sedurre dal modello italiano per il contrasto dell’immigrazione clandestina. La Schlein ha detto che «i centri sono vuoti e rimarranno vuoti, le poche persone che il governo italiano ha deportato in Albania, violandone i diritti fondamentali per effetto delle leggi e delle sentenze europee, hanno dovuto essere riportate in Italia». La propaganda fatta all’estero non ha raccolto i frutti sperati. «Questi centri hanno un costo enorme, 800 milioni di euro che si potevano spendere per 50mila posti di asilo nido o per pagare cinque anni 6mila infermieri o insegnanti, anziché tagliarli in questa manovra, quindi un plateale fallimento. Dunque ho avvertito di quello che Giorgia Meloni continua a raccontare come un modello e dire che funzioneranno, e in questo c’è una missione implicita che sono un fallimento». E ha aggiunto: «Ci ho tenuto a raccontarlo perché preoccupata dal fatto che ci sia, qui in Europa, chi voglia andare nella stessa direzione che si è rivelata fallimentare per l’Italia». Ma la recente sentenza della Cassazione permetterà al governo di rendere operativi i centri migranti in Albania. Lo ha annunciato, infatti, il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: “I centri per i rimpatri in Albania sono pronti. E saranno molto utili per velocizzare le procedure di riconoscimento della protezione a chi ne ha diritto. Ma soprattutto del rimpatrio di chi non ne ha diritto”, ha detto il ministro in una intervista al Corriere della Sera.
