Dopo Francesco, il futuro della Chiesa: l’eredità di Bergoglio e il nome che nessuno dice

Il pontificato di Papa Francesco si chiude dopo dodici anni di riforme,

dialogo e crisi. In attesa del Conclave, si fa strada l’ipotesi di una figura di

transizione: Mons. Rino Fisichella.

La morte di Papa Francesco: un passaggio epocale

Jorge Mario Bergoglio, nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, si è spento il 21 aprile 2025,

all’età di 88 anni, presso Casa Santa Marta in Vaticano. La sua morte rappresenta la conclusione di

uno dei pontificati più complessi e carichi di sfide della storia recente della Chiesa cattolica.

Carriera ecclesiastica di Bergoglio

Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1958, ordinato sacerdote nel 1969, Bergoglio ha percorso tutte le tappe della formazione gesuitica: professore, rettore, provinciale. Nel 1992 fu nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires e nel 1998 ne divenne arcivescovo. Creato cardinale da Giovanni Paolo II nel 2001, ha partecipato al conclave del 2005 e, soprattutto, a quello del 2013, dove fu eletto come primo papa latinoamericano e primo gesuita sul soglio di Pietro.

Un pontificato di rottura e dialogo

Eletto il 13 marzo 2013, Papa Francesco ha incarnato un pontificato segnato da:

• Riforme interne: ristrutturazione della Curia, maggiore trasparenza finanziaria, lotta agli abusi

• Impegno sociale: encicliche come Laudato si’ e Fratelli tutti, attenzione agli ultimi e ai migranti

• Dialogo interreligioso: incontri con l’Islam, l’ebraismo, l’Oriente cristiano

• Semplicità e sobrietà: rifiuto degli orpelli pontifici, stile diretto, linguaggio vicino alla gente

Tuttavia, non sono mancate le tensioni: resistenze interne alla Curia, forti critiche dall’ala conservatrice, scandali finanziari e difficoltà nel gestire i processi sugli abusi sessuali.

Il punto sulla Chiesa oggi: fragilità e necessità di unità

La Chiesa si trova oggi in un momento di delicata transizione. Da un lato, è globale e multiculturale come mai prima. Dall’altro, è divisa tra spinte progressiste e richiami alla tradizione. Il prossimo Papa dovrà tenere insieme una comunità che si frammenta, affrontare le sfide tecnologiche, difendere la libertà religiosa e gestire con equilibrio le tensioni geopolitiche.I papabili: chi guida il Conclave?

Tra i nomi più discussi, troviamo:

• Card. Pietro Parolin (Italia): Segretario di Stato, diplomatico esperto, figura di continuità

• Card. Matteo Maria Zuppi (Italia): Presidente CEI, noto per l’impegno sociale e il dialogo

• Card. Robert Sarah (Guinea): conservatore, ex prefetto del Culto Divino, espressione dell’Africa tradizionalista

• Card. Luis Antonio Tagle (Filippine): esponente progressista asiatico, molto vicino a Francesco

• Card. Sergio da Rocha (Brasile): figura in crescita nell’episcopato latinoamericano

Tutti candidati autorevoli, con visioni molto diverse su cosa debba essere la Chiesa nel XXI secolo.

Va anche ricordato che la storia dei conclavi ci insegna un fatto ricorrente: raramente viene eletto il favorito. Più spesso, è una figura considerata marginale o poco mediatica a emergere come Papa, capace di unire e sorprendere. Questo principio potrebbe ripetersi anche oggi.

Il nostro auspicio: perché Fisichella sarebbe il Papa giusto, oggi

In questo contesto emerge, quasi sotto traccia, un nome che raramente si fa, ma che secondo noi rappresenta la scelta più saggia per il momento storico attuale: Mons. Rino Fisichella.

Non è cardinale, ma può essere eletto e ordinato vescovo nel giro di poche ore. Ha 73 anni, è uomo di cultura e Curia, vicino tanto a Benedetto XVI quanto a Papa Francesco. Ha guidato il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, è oggi Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, e ha avuto un ruolo decisivo nell’organizzazione del Giubileo 2025.

Fisichella può essere un Papa di transizione, una figura equilibrata, solida, capace di ricucire gli strappi tra le anime della Chiesa senza spingere verso estremismi. Rappresenterebbe una scelta prudente ma profonda, italiana ma universale, curiale ma spirituale.

In conclusione

In un momento di incertezza globale, la Chiesa ha bisogno di guida, non di rivoluzioni. Tra polarizzazioni e fratture, la scelta di un Papa come Fisichella, anche se poco probabile, sarebbe un segnale forte: la volontà di ritrovare unità, dignità e lucidità. Non un Papa mediatico, ma un traghettatore sapiente. Del resto, la storia insegna che raramente viene eletto il favorito: “Chi entra Papa in Conclave ne esce cardinale”, recita un vecchio adagio vaticano. Perché forse oggi, più che mai, la Chiesa ha bisogno di un padre, non di un principe.

Andrea Franchi

Presidente di Tarentum Forum APS

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