​Il ricordo di una impresa entusiasmante.


Oggi Facebook mi ha sbloccato un ricordo di 9 anni fa, rappresentato dal simbolo in alto, e che è stata una delle campagne elettorali più entusiasmanti, intense, frenetiche e faticose alle quali ho partecipato, ma anche la più bella.

 

Io ero fra i membri della Direzione centrale romana del PLI, di li a poco avrei aperto il mio circolo territoriale di Viterbo dove risiedevo all’epoca.

Una sera durante una delle riunioni del Direttivo, ci consultavamo su quale candidato sindaco di Roma appoggiare; tra l’altro pochi mesi prima ci eravamo scontrati amaramente con il Coordinatore Politico che insisteva a fare un avvicinamento verso il PD, cosa che buona parte di noi interpretava la cosa con orrore, semmai fosse avvenuto ci sarebbe stato un fuggi fuggi generale, che se pur vero anche all’epoca il Partito si teneva in vita con pochi vecchi estimatori e per il grande amore degli stessi, tale ipotesi ne avrebbe decretato il de profundis, e così decidemmo di defenestrare il coordinatore, cosa che mi dispiacque visto che era anche un amico, ma le scelte politiche sono fatte anche di queste circostanze spiacevoli ma a volte necessarie.

 

Tornando a quella riunione, la scelta era fra i candidati del PD, i 5 Stelle, l’imprenditore Alfio Marchini appoggiato da Forza Italia e Giorgia Meloni.

Appoggiare il PD non se ne parlava nemmeno ovviamente, il M5S peggio che andar di notte. Alla fine iniziarono a volare gli stracci quando la scelta fu tra Marchini e Meloni: li lo scontro fu sul terreno che non ci fidavamo molto di Marchini, e l’idea poi abbastanza certa che saremmo finiti per dover accondiscendere o per meglio dire, fare come diceva Berlusconi entrando nel suo alveo di controllo assoluto; cosa che per un Liberale a tutto tondo, era vista come il fumo agli occhi.

Dopo ore di intense discussioni, io e Mario Brugia una volta tanto ci coalizzammo (e da li nacque poi una grande collaborazione e amicizia), e insieme ad altri quattro amici ci arroccammo in formazione testuggine romana, spingendo a forza e furia verso Meloni. Uscimmo vittoriosi a mezza notte (la riunione era iniziata alle 19), stanchi ma felici, e pronti a combattere.

 

La sede del Comitato Elettorale per la Meloni, era gigantesco, una cosa mai vista; nemmeno all’epoca della vecchia Democrazia Cristiana avevo lavorato in una sede così organizzata e grande.

Ci avevano messo a disposizione un ufficio per la nostra lista, e tutto, ma proprio tutto quello di cui avevamo bisogno, anche se eravamo una forza politica che fino a quel momento aveva avuto risultati che dire da prefisso telefonico era riduttivo, Giorgia voleva per tutti lo stesso trattamento, e la massima collaborazione, e così fu, non si era risparmiata, e lei stessa era sempre disponibile.

Anche se io, forte della mia proverbiale timidezza anche quando avrei avuto tutte le occasioni per parlare con lei, mi defilavo, e restavo al mio posto; si lo ammetto, mi metteva in soggezione, la ammiravo, perché era stata capace di sbaragliare tutto e tutti, forte di un carisma e una capacità organizzativa decisamente rara. Anche se lei in verità si è sempre dimostrata una persona semplice, disponibile con tutti, e pronta ad ascoltare; e io no, niente a quell’epoca ero ancora timido, anche se ben cosciente di sapere il fatto mio, qualcuno dirà: ma come fa uno che è impegnato in modo permanente in politica a essere timido? Eh bella domanda, e la risposta è: non lo so, ma infatti sarà anche per questo che non sono riuscito a farmi eleggere nemmeno al Comitato Studentesco, ma collaborando sempre alacremente in ogni iniziativa ho partecipato.

 

Insieme agli amici della lista Liberale, programmammo tutte le iniziative da mettere in campo, e redigemmo anche le nostre proposte per il programma elettorale; io ne presentai una dozzina, ma alla fine vennero scelte solo cinque delle mie per dare spazio anche ad altre proposte; e con mio grande piacere, Giorgia le aveva accolte inserendole nel programma elettorale generale della Coalizione che la appoggiava; e dire che Brugia voleva presentarmela per dirle chi ero e delle mie proposte, ma io, preferivo fare il mio lavoro senza clamori (ma non sarà che ero un tantino fesso?).

Poi arriva Brugia e mi dice: Andrea devi candidarti non abbiamo il numero. Ma che sei matto? No non ci penso proprio. Ma alla fine prevalse lo spirito di servizio, e mi candidai con ben poca convinzione, ma con la gratitudine dei dirigenti che sapevano non avrebbero potuto presentare una lista incompleta.

 

Furono giorni intensi, faticosi, ma memorabili. Io facevo la spola tra la provincia di Viterbo e Roma, perché il mio patrigno stava già male a causa del cancro, e mi dividevo anche fra accompagnare mia madre tra ospedale, lavoro, e tornare a fare la campagna elettorale. Alla fine tornavo a casa quando mi andava bene sul tardi, e quando mi andava male, passavo la notte in bianco per ricominciare il giorno dopo, a correre di qua e di la con la freccia car, e qualche volta pure con la motocicletta.

 

Alla fine della campagna elettorale, Giorgia non vinse per una manciata di voti; i romani avevano scelto di dare fiducia a Virginia Raggi del M5S, della quale ebbero poi a pentirsene pochi anni dopo, probabilmente non succederà mai più.

E noi, che fino a quel momento avevamo portato a casa al massimo 800 voti, portammo un risultato eclatante: ben 11.000 voti, che nonostante non ci consentirono di eleggere nessuno dei nostri candidati, per noi era un risultato epocale, e che apriva le porte ad una nuova stagione, e la consapevolezza che eravamo sulla strada giusta, e ne eravamo convinti. Ma poi, come sempre succede qualcosa, che ti lascia l’amaro in bocca: il Presidente del PLI De Luca, nonostante un risultato tanto incoraggiante, aveva deciso di non proseguire quella alleanza, buttando all’aria tutto inspiegabilmente, e senza darci conto o motivo di tale scelta, tutto finito si torna al nostro angolino buio.

Fu l’inizio per molti di noi, di una sofferta valutazione, e vidi tanti amici andar via delusi e amareggiati; e alla fine, anche io decisi a malincuore di lasciare il Partito, anche se poi con le spaccature che ne nacquero in seguito, c’è sempre chi mi richiama per entrare nel nuovo alveo Liberale, e succede ancora oggi. Ma no non è il momento, oggi mi occupo di altro, forse un giorno chissà, tornerò alla vecchia passionaccia politica, forse, o anche no. Ma resteranno nel cuore quei giorni gloriosi, di una sconfitta di grande successo.

 

Andrea Franchi

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