Trans malati di mente: ora sono classificati così in Perù

Una nuova normativa sanitaria adottata in Perù ha acceso un’ondata di critiche a livello internazionale. Le autorità hanno inserito persone transgender, non binarie e intersessuali in una categoria legata ai disturbi mentali all’interno del sistema di assicurazione sanitaria, una scelta che ha immediatamente allarmato organizzazioni per i diritti umani e associazioni LGBTQ+.

Secondo medici e attivisti, il provvedimento va contro le linee guida scientifiche riconosciute a livello globale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ha rimosso da anni l’identità di genere dall’elenco delle patologie mentali, sottolineando che si tratta di una naturale espressione della diversità umana. Per questo motivo, la decisione peruviana viene vista come un passo indietro rispetto agli standard internazionali in materia di salute e diritti civili.

Le preoccupazioni non riguardano solo il linguaggio della norma, ma anche le possibili conseguenze pratiche. Secondo i critici, questa classificazione potrebbe aprire la porta a discriminazioni nell’accesso alle cure, nel lavoro e nella vita quotidiana, rafforzando stigma e marginalizzazione. In diverse città del Paese sono già scoppiate proteste, con migliaia di persone che chiedono l’immediata revisione della misura.

Il caso ha riaperto il dibattito sul percorso del Perù in tema di uguaglianza e dignità umana, sollevando una domanda centrale: le politiche pubbliche devono seguire la scienza e i diritti fondamentali, oppure rischiano di alimentare esclusione e divisioni sociali.

 

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