Il giudice che accusa Salvini fa aprire solo per sé il ristorante, violando le regole

L’episodio risale al 28 gennaio. Il giudice Nunzio Sarpietro, gup del processo Gregoretti, quello che vede al momento Matteo Salvini indagato per sequestro di persona, ha messo in imbarazzo la magistratura. Il caso è stato reso noto da Le Iene, nella persona di Filippo Roma. Il giudice  si è recato in un noto ristorante di pesce e nonostante il mini -lockdown di tenere aperto secondo le  disposizioni del governo, l’inviato trova nel locale Sarpietro seduto in tavola, nel locale vuoto, con la figlia ed un altro giovane. Siamo nella commedia più farsesca che si possa immaginare. o nell’orrore, fate voi.

«Giudice! – esordisce la “iena” – se proprio lei con i ristoranti chiusi in tutta Italia, in piena pandemia, sta al ristorante a mangiare…». (il servizio andrà in onda questa sera 16 febbraio). Preso in contropiede  l’altro risponde: «Guardi io sono qua con mia figlia». E che c’entra? Il giornalista lo incalza, ricorda i divieti ferrei che valgono per tutti gli italiani. Niente. Muro di gomma: «L’unico posto in cui potevo stare con lei in un momento tranquillo. E non è minimamente, non c’è niente guardi…». La toga tenta di giustificarsi.  Tanti italiani avrebbero potuto e voluto fare la stessa cosa, in tranquillità.  La replica di Sarpietro è quanto di più offensivo si possa immaginare.

“Io sono in zona rossa in Sicilia, non vado a pranzo fuori da una vita e sono un povero disgraziato. Che non riesce a vedere tantissimi amici che tra l’altro ho perso con la pandemia». Poverino, piagnucola, guarda caso è la sorte che attanaglia un po’ tutti noi.  E’ una fatto che ha dell’incredibile. «Non è grave – chiede Roma – che un uomo di legge sia il primo a non rispettare la legge?». Sarpietro risponde imperterrito, ma quale legge? : «No, non è un rispetto della legge e se c’è una contravvenzione, se mi fa una contravvenzione la pago, era previsto anche così». Fa trasecolare il magistrato che oltretutto dice che non cerca scuse:  «Guardi, non è che posso trovarle delle scuse o delle giustificazioni particolari: è una situazione in cui, ripeto, per vedere mia figlia e tutto qua; poi per il resto se ho sbagliato, ho sbagliato; lo ammetto, confesso, ma questo non porta nessun tipo di problema su come uno fa il magistrato, mi creda».

Parole inverosimili. Provare a derubricare un’infrazione a un divieto con un “tengo famiglia” è ridicolo di suo, ma per un giudice è imbarazzante. Alla gravità si è aggiunto il ridicolo, quando ha sminuito l’entità del pranzetto con la figliola. «C’è solo un goccino di vino e tre piatti freddi». Il dialogo, anticipato su molti quotidiani tra cui  il Tempo, si sposta poi sul ristoratore, Stefano Chinappi, che ha aperto il locale a Sarpietro: «Ho fatto sedere tre persone perché qua è insostenibile andare avanti. Ha parlato del dramma delle chiusure che tutti ben conosciamo. Poi ha ammesso che non era proprio un pranzo da poco. «Gamberi gobbetti, palamita, gamberi rossi e scampi». Insomma, non si preparano da un momento all’altro. Poi il ristoratore si fa due conti: «Che poi mi faranno pure la multa sicuro, sono 4 mila euro, capito? Per 200 euro». Poi la rivelazione che ha un effetto deflagrante:  «Lo sai come mi hanno prenotato?», dice rivolto al giornalista-   «come promessa di matrimonio! La figlia si sta sposando, penso, che ne so io, tre persone, le ho messe dentro… ». Stendere un velo pietoso e guardare il filmato stasera per credere che non è tutta un’invenzione.

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