Ambasciatore cinese convocato alla Farnesina, Sereni: “Italia irremovibile sulla tutela dei diritti”

È stato un messaggio chiaro, in linea con le dichiarazioni europee, quello che oggi la vice ministra degli Esteri Marina Sereni ha consegnato all’ambasciatore cinese in Italia Li Junhua, convocato alla Farnesina sulla scia del braccio di ferro sulle violazioni dei diritti umani nella regione cinese dello Xinjang.

“L’Italia ribadisce la propria irremovibile posizione a tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali, ed esprime solidarietà nei confronti  dei Parlamentari, accademici, think tanks e funzionari europei  colpiti dalle sanzioni cinesi”, si legge nella nota del ministero degli Esteri dopo l’incontro di Sereni con l’alto diplomatico cinese.

L’Italia “conferma il sostegno alle misure adottate dall’Unione Europea e rigetta come inaccettabili le sanzioni cinesi”, recita ancora il comunicato spiegando il messaggio consegnato all’emissario di Pechino in merito alle controsanzioni imposte.

La vice ministra ha, però, lasciata aperta una porta e ha auspicato la prosecuzione del dialogo  aperto e franco e della collaborazione tra la Cina e l’Ue, che sono “attori chiave sui temi globali”.

Oggi l’ambasciatore cinese ha parlato anche in Commissione Esteri della Camera nell’ambito dell’audizione dedicata all’indagine sulle priorità della presidenza italiana del G20.

L’ambasciatore Ji ha parlato soprattutto di coronavirus e della necessità di “contenere il cosiddetto ‘virus politico’, compito ancora più arduo” di vincere la pandemia.

Nel corso dell’audizione, però, i deputati della Lega hanno abbandonato l’aula “non potendo accettare le parole del diplomatico di Pechino”, recita una nota del Carroccio.

“Sono state infatti totalmente ignorate le nostre richieste legittime di democrazia e libertà  e abbiamo dovuto invece subire una offensiva lezioncina di Regime”.

Un altro attacco all’ambasciatore cinese e, indirettamente, a Pechino è arrivato dal presidente della Commissione Esteri della Camera Piero Fassino.

“L’Italia riconosce le peculiarità politiche, sociali, culturali e religiose di ogni nazione ma questo non può significare la negazione o la riduzione di diritti umani e civili che appartengono a ogni individuo. È un principio che deve valere per tutti i Paesi, Cina inclusa”.

Fassino ha invocato “l’universalità dei diritti umani non perché l’Europa voglia imporre suoi valori, ma in nome della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo riconosciuta da 168 Paesi, inclusa la Cina”.

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