La Supermedia dei sondaggi di oggi ci dà conferma del fatto che i movimenti intravisti nelle scorse settimane non erano delle mere oscillazioni statistiche, bensì delle vere e proprie tendenze in atto. Tendenze che prefigurano una dinamica molto interessante nei mesi che ci separano da un importante test elettorale come quello delle amministrative del prossimo autunno.

Vediamo perché, partendo dal primo partito, cioè la Lega: in lieve calo anche oggi, scende di poco sotto il 23% confermando il dato della scorsa settimana. Una discesa graduale ma abbastanza continua, perfettamente speculare alla crescita di Fratelli d’Italia, che si consolida al terzo posto con il 17,2% (+0,3 in 15 giorni).
Al secondo posto c’è il Partito Democratico con il 18,6% (+0,6 nelle ultime due settimane) che continua a beneficiare di un “effetto Letta”; ma va detto anche che, per quanto l’elezione di Letta a segretario abbia risollevato i consensi dei democratici, crollati in seguito allo “shock” delle dimissioni di Nicola Zingaretti, il PD ancora non è tornato sui valori immediatamente precedenti a quelle stesse dimissioni (il 4 marzo, infatti, il PD era al 19,2%). Infine, si consolida il buon momento del Movimento 5 Stelle, che recupera un altro decimale salendo al 17%.
I primi quattro partiti si stanno pian piano riavvicinando: ad oggi tra il primo e il quarto partito ci sono solo 5,9 punti percentuali, un margine mai così ridotto e che prefigura una competizione sempre più accesa con possibili ripercussioni anche sulla stabilità del Governo (di cui fanno parte tutti ad eccezione di FDI). Dietro, c’è quasi il vuoto: Forza Italia è il quinto partito, ma scende al 7,5% e quasi 10 punti lo separano dal M5S. Ancora più giù Azione, mentre Italia Viva torna appena sopra il 3% (per la gioia di Matteo Renzi, che all’indomani del suo incontro con Enrico Letta ha ironizzato sulle percentuali che i sondaggi assegnano al suo movimento) e Sinistra Italiana, con tutti gli altri sotto il 2%. La competizione si appresta a farsi sempre più accesa, ed è inevitabile che segua i temi al centro dell’agenda. In quest’ultimo periodo, comprensibilmente, uno di questi temi riguarda il prolungamento delle restrizioni anti-Covid e la riapertura delle varie attività economiche. La discussione non è nuova, così come non lo sono – mutatis mutandis – gli attori in campo e le rispettive posizioni in merito. Così, se da un lato a premere per le riaperture ci sono i partiti di centrodestra capitanati dalla Lega, dall’altro i partiti dell’ex maggioranza giallo-rossa professano maggior cautela, confortati dalle parole dello stesso premier Mario Draghi. Ma, negli ultimi giorni, il tema si è fatto ancor più pressante, anche vista la crescente esasperazione di tanti italiani sfociata nella manifestazione di protesta (con tanto di momenti di tensione con le forze dell’ordine) di qualche giorno fa ai piedi di Montecitorio. Quel che è certo è che la netta maggioranza degli italiani (circa i due terzi), se potesse scegliere, deciderebbe di non prolungare le restrizioni in vigore, e di riaprire il prima possibile. La pensa così il 64% secondo Euromedia e il 66% secondo.
