225 miliardi all’anno buttati per la burocrazia: il triste report lo dimostra

Le farraginose operazioni burocratiche, si sa, non solo rallentano l’attività delle amministrazioni, ma rappresentano anche un costo non poco oneroso per lo Stato. L’ultimo report settimanale della Cgia dimostra che questo problema grava su famiglie e imprese per almeno 225 miliardi di euro all’anno, se consideriamo anche i mancati pagamenti della Pubblica Amministrazione, la lentezza della giustizia civile, il deficit infrastrutturale, gli sprechi nella sanità e nel trasporto pubblico locale.

Certo non è semplice quantificare la somma esatta degli sprechi, ma l’istituto in questione è riuscito in via approssimativa a tracciare un bilancio della drammatica situazione per l’economia del nostro Paese. L’Italia si colloca solo al 23esimo posto in Europa per la qualità offerta dai servizi pubblici. Tra i 27 paesi UE messi a confronto, solo Romania, Portogallo, Bulgaria e Grecia hanno registrato più sperperi burocratici della nostra Nazione.

Ricordiamo che non solo siamo in ritardo per quanto riguarda l’attuazione del Pnrr, ma anche in merito alla spesa dei fondi europei. Entro il 31 dicembre 2023, data di scadenza di attuazione del settennato 2014-2020, dobbiamo spendere i restanti 29,8 miliardi (pari al 46% della quota totale) di soldi che ci sono stati erogati da Bruxelles, di cui 10 sono di cofinanziamento nazionale. Lo rileva l’Ufficio studi della Cgia. Se non riusciremo a centrare questo obbiettivo, la quota di fondi Ue non utilizzatati andrà persa.

Di conseguenza è a rischio una buona parte dei 19,8 miliardi che l’Europa ci ha messo a disposizione da almeno nove anni. Le ragioni di questa difficoltà nell’ utilizzare i soldi europei è nota da tempo. Scontiamo, innanzitutto, una grossa difficoltà di adattamento della nostra Pubblica amministrazione alle procedure imposte dall’Ue.

Inoltre il personale, soprattutto dell’area tecnica, è insufficiente e quello occupato ha retribuzioni basse e, spesso, risulta, anche per questa ragione, poco motivato. Specificità che condizionano la qualità e la produttività del servizio reso da questi dipendenti, in particolar modo delle regioni e degli enti locali piu’ in difficolta’, che, in buona parte, sono concentrati nel Mezzogiorno.

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