Dopo un fitto scambio via Twitter, la rappresentazione plastica della fine del Terzo polo si materializza a metà mattina nell’aula di palazzo Madama. A votare i circa 250 emendamenti presentati al decreto Pnrr, seduti allo stesso banco, a tre sedie di distanza, ci sono sia Carlo Calenda che Matteo Renzi. I due non si parlano, il leader di Iv chiacchiera con tutti i senatori del gruppo, si spinge anche a scherzare con Maria Stella Gelmini che siede accanto al segretario di Azione e le strappa un sorriso. Calenda, invece, è serissimo, si limita a votare, dando quasi le spalle all’alleato. Finita la raffica di voti, l’ex titolare del Mise si alza, scende in cortile e accende una sigaretta. Il suo giudizio sul futuro è di quelli definitivi: “Il progetto del partito unico è definitivamente morto. Andremo avanti con due partiti e, se ricomporremo il clima, ci alleeremo dove sarà possibile”, taglia corto. Il leader annulla anche la riunione del Comitato politico prevista nel pomeriggio. “No non si fa, non c’è il clima giusto”. A stretto giro arriva una nota ufficiale di Iv a replicare: “Interrompere il percorso verso il partito unico è una scelta unilaterale di Carlo Calenda. Pensiamo che sia un clamoroso autogol ma rispettiamo le decisioni di Azione”.
I renziani continuano a parlare di “alibi”. Italia Viva, è la sottolineatura, “è pronta a sciogliersi come Azione il 30 ottobre, dopo un congresso libero e democratico. Sulle risorse Italia Viva ha trasferito fino ad oggi quasi un milione e mezzo di euro al team pubblicitario di Carlo Calenda ed è pronta a concorrere per la metà delle spese necessarie alla fase congressuale e a trasferire le risorse dal momento della nascita del partito unico” Quanto a “Leopolda, Riformista, retroscena, veline, presunti conflitti d’interesse sono solo tentativi di alimentare una polemica cui non daremo seguito”. Calenda non ci sta: “Il progetto del partito unico con Iv è naufragato per la semplice ragione che Renzi ha ripreso direttamente in mano IV due mesi fa e non vuole rinunciarvi”; “Da domani riprenderemo con Azione il lavoro per la costruzione di un partito liberale, popolare e riformista. Avanti!”, aggiunge, escludendo “ogni possibilità di ripensamenti”. Separazione ma non divorzio. I gruppi comuni alla Camera e al Senato resteranno.
