Lotta agli stupratori: governo apre alla castrazione chimica. Furia del Pd

Insieme all’approvazione della fiducia al decreto sicurezza con 210 voti a favore, 117 contrari e 5 astenuti, é arrivato anche il parere favorevole del governo all’odg della Lega al decreto, a firma di Igor Iezzi, che chiede un tavolo tecnico sulla castrazione chimica volontaria. Ora, l’impegno del governo é creare una commissione che valuti, “nel rispetto dei principi costituzionali e sovranazionali”, la possibilità di introdurre la castrazione chimica volontaria chi viene condannato per “reati di violenza sessuale” o “altri grave reati determinati da motivazioni sessuali”. La persona potrebbe ad “aderire, con il suo consenso, a percorsi di assistenza sanitaria, di natura sia psichiatrica sia farmacologica, anche con eventuale trattamento di blocco androgenico”. Ovvero, appunto, quella che viene detta castrazione chimica, che “diventa efficace “dopo sei mesi dal suo inizio e cessa i suoi effetti sei mesi dopo la sua sospensione”.

Le terapie dovrebbero avere “effetto temporaneo e reversibile”, e avrebbero lo scopo di “escludere il rischio di recidiva”. Lo scopo é quello di abbattere il numero dei reati sessuali.

Il tema è un cavallo di battaglia storico della Lega, e non è da escludere che l’approvazione dell’ordine del giorno sia una sorta di ‘contentino’ nei confronti del Carroccio da parte della maggioranza. Il testo è in linea con quello dell’ordine del giorno che era già stato approvato a settembre dello scorso anno, sempre a firma Iezzi, e infatti il governo quando ha dato parere favorevole ha chiesto di aggiungere la frase “conformemente agli impegni già assunti”.

I capigruppo del Partito democratico delle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, Simona Bonafè e Federico Gianassi, insieme al responsabile nazionale Sicurezza del Pd, Matteo Mauri, hanno affermato che il via libera dell’esecutivo all’ordine del giorno della Lega per istituire un tavolo tecnico sulla castrazione chimica rappresenta “un grave scivolamento verso pratiche che richiamano pene corporali” e che sarebbe “in palese contrasto con la Costituzione e i princìpi dello Stato di diritto“. I dem hanno denunciato una “deriva giustizialista“, che non avrebbe alcun effetto positivo sulla prevenzione della violenza. Insomma, un scorciatoia punitiva “di stampo medievale“.

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