Di Andrea Franchi
Presidente di Tarentum Forum APS
«Mi è appena arrivato un messaggio dalla conferenza dei servizi, è stata approvata l’AIA. Lo stabilimento di Taranto è salvo, la siderurgia italiana è salva». Con queste parole, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha annunciato la concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale allo stabilimento ex Ilva di Taranto. Un annuncio che ha il sapore della vittoria e della sopravvivenza, ma che, a ben vedere, rappresenta solo un rinvio della resa dei conti.
La nuova AIA ha validità temporanea, 12 anni, con un limite di 6 milioni di tonnellate annue e ben 470 prescrizioni. In realtà si tratta di un compromesso tecnico, un atto di equilibrio precario per evitare l’esecuzione della chiusura da parte del Tribunale di Milano, mentre si attende il piano di decarbonizzazione.
Intanto, l’Ombudsman europeo ha aperto un’indagine sulla Commissione Europea per presunta inazione nei confronti dell’Italia. La denuncia, partita da un’eurodeputata del M5S, riporta all’attenzione una procedura d’infrazione del 2013 sulle emissioni industriali.
Il Teorema di Stockmann
Henrik Ibsen, nel suo dramma “Un nemico del popolo”, racconta la vicenda del dottor Thomas Stockmann, un medico che scopre che le acque termali del suo paese sono contaminate. Quando cerca di denunciare il pericolo per la salute pubblica, viene isolato, screditato e indicato come nemico.
Nasce così il “Teorema di Stockmann“:
In ogni società, quando una verità scomoda mette in crisi un assetto economico consolidato, chi la denuncia viene trattato come un pericolo da neutralizzare.
Il caso Ilva nel contesto del Teorema
Taranto si trova oggi immersa in questo schema. Da una parte, cittadini stanchi di inalare veleno; dall’altra, lavoratori che temono di perdere l’unica fonte di reddito stabile. In mezzo, una politica che cerca di mediare l’inconciliabile.
Il corto circuito istituzionale
Urso ha parlato chiaramente: il Governo non può imporre la nave rigassificatrice al Comune. Senza accordo con le autorità locali, non ci sarà decarbonizzazione, e senza decarbonizzazione non ci sarà vera soluzione. La verità è che lo Stato sta costruendo un ponte su fondamenta che crollano.
Le domande che nessuno vuole affrontare
In Conclusione
Il dottor Stockmann diceva: «Il più forte uomo del mondo è colui che resta solo». A Taranto, la verità è nota da anni. Ma resta scomoda. E chi la ripete, rischia ancora oggi l’isolamento.
Come nel dramma di Ibsen, chi scopre realtà scomode e lancia l’allarme per difendere il bene comune, viene spesso percepito non come un salvatore, ma come un traditore, un nemico dell’equilibrio fittizio che si vuole mantenere. Così accade oggi a Taranto, dove chi invoca coraggio e verità si trova a combattere contro il silenzio, l’opportunismo e la paura.
Il rischio più grande non è perdere l’acciaio, ma perdere il coraggio. Il coraggio di immaginare un modello diverso, di chiudere con il ricatto occupazionale, di investire davvero nella salute e nella riconversione. Non è solo una questione industriale, ma di civiltà.
