Di Andrea Franchi
L’intervento della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla 80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite resterà come una delle pagine più alte della politica italiana sulla scena internazionale. Un discorso di valore e spessore, capace di coniugare lucidità analitica e fermezza morale, pronunciato in un momento storico in cui il mondo si trova sospeso tra guerra e pace, tra speranza e disillusione.
Meloni ha avuto il coraggio di dire ciò che molti non osano ammettere: l’ONU, nata ottant’anni fa per scongiurare la guerra, oggi non è più all’altezza delle sfide globali. La sua architettura istituzionale si è logorata, la sua capacità di intervento si è paralizzata, e la sua missione rischia di ridursi a mera retorica. Per questo l’Italia invoca una riforma radicale e pragmatica, un ritorno all’efficienza, alla trasparenza, all’essenzialità. Non nuovi seggi permanenti, non nuove gerarchie, ma istituzioni agili, snelle, concrete, capaci di rispondere con rapidità alle crisi.
Il Medio Oriente e la posizione italiana
Uno dei passaggi più delicati dell’intervento ha riguardato il conflitto in Medio Oriente. Meloni ha ribadito il diritto di Israele a difendersi dall’attacco del 7 ottobre, ma ha ricordato che la reazione di ogni Stato deve rispettare il principio di proporzionalità. Allo stesso tempo, ha sottolineato che la responsabilità ultima ricade su Hamas, che ha scatenato la guerra e che deve essere escluso da qualsiasi ruolo politico in Palestina. L’Italia sostiene con chiarezza la prospettiva dei due Stati, ma a due condizioni imprescindibili: il rilascio di tutti gli ostaggi e la totale esclusione di Hamas dal futuro assetto di governo.
La riflessione personale
A questo punto, la mia riflessione non può che andare oltre. Perché il 7 ottobre non è stato un semplice atto di terrorismo, bensì una pagina di pura malvagità: famiglie massacrate davanti ai propri figli, neonati gettati nelle fiamme, donne stuprate e poi uccise.
Come è possibile, davanti a simili atrocità, stabilire la misura “giusta” di una reazione? Davanti all’orrore assoluto, il principio di proporzionalità si piega, perché ciò che Hamas ha mostrato al mondo non appartiene alla logica umana, ma a quella della barbarie più crudele. Non può esserci né pietà né perdono verso chi si macchia di tali crimini.
Ed è per questo che la proposta italiana acquista ancora più forza: uno Stato palestinese potrà nascere solo quando saranno liberati gli ostaggi e Hamas sarà completamente estromesso da ogni ruolo politico e istituzionale, mentre la comunità internazionale dovrà perseguire chiunque fiancheggi, protegga o finanzi l’organizzazione terroristica.
Una riflessione di senso
E proprio qui torna attuale il monito della Sacra Scrittura, cito testualmente dal libro Ecclesiaste della Sacra Bibbia:
“C’è un tempo per ogni cosa e un momento per ogni evento sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato; un tempo per uccidere e un tempo per curare, un tempo per distruggere e un tempo per costruire; un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per ballare; un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci; un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per custodire e un tempo per buttare via; un tempo per lacerare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare; un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.”
Oggi è il tempo della chiarezza, della fermezza, della difesa dei valori del mondo libero. Non è il tempo dell’ambiguità, delle ipocrisie o delle comode equidistanze.
Il significato profondo
L’intervento della Premier ha avuto un merito ulteriore: ha segnato un risveglio di consapevolezza, non solo sull’urgenza di riformare le istituzioni internazionali, ma anche sulla necessità di difendere senza tentennamenti i principi di civiltà che distinguono il mondo libero dalla barbarie.
L’Italia, con questo discorso, ha dimostrato di non essere spettatrice passiva ma attore responsabile, capace di parlare con voce forte e limpida in un’epoca segnata da conflitti, sfide epocali e nuove forme di minaccia globale.
