Affitti turistici, Salvini rilancia: stop ai divieti comunali e più libertà per i proprietari

La possibilità per i Comuni di limitare gli affitti brevi potrebbe presto finire al centro di un nuovo confronto politico. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha infatti annunciato l’intenzione di promuovere un intervento normativo che riduca il potere delle amministrazioni locali di imporre restrizioni alle locazioni turistiche, sostenendo che i proprietari debbano poter decidere liberamente come utilizzare i propri immobili.

Il tema è tornato d’attualità dopo le misure adottate da alcune grandi città italiane, in particolare Firenze, dove dal 2025 non è più possibile avviare nuove attività di affitto breve nell’area del centro storico riconosciuta dall’Unesco. Una scelta che ha suscitato un ampio dibattito tra amministrazioni, operatori del settore e proprietari di immobili.

L’idea del vicepremier

Intervenendo in videocollegamento all’assemblea di Confedilizia, Salvini ha ribadito che la proprietà privata rappresenta un diritto fondamentale e che il proprietario dovrebbe essere libero di scegliere se destinare il proprio appartamento agli affitti turistici, senza dover fare i conti con divieti introdotti dai singoli Comuni.

L’obiettivo della proposta non sarebbe quello di modificare le regole nazionali sugli affitti brevi, bensì di limitare la possibilità per sindaci e amministrazioni comunali di imporre blocchi o restrizioni alla destinazione degli immobili, soprattutto nei centri storici. In questo modo verrebbe uniformata la disciplina sul territorio nazionale, evitando norme differenti da città a città.

Firenze resta il caso simbolo

Il provvedimento adottato dal Comune di Firenze rappresenta oggi uno degli esempi più discussi. Dal maggio 2025 è infatti vietata l’apertura di nuove strutture destinate agli affitti brevi nell’area Unesco del centro storico, mentre possono continuare l’attività soltanto gli operatori già presenti prima dell’entrata in vigore della misura.

Una decisione motivata dall’amministrazione con l’obiettivo di contenere lo spopolamento del centro cittadino e favorire il ritorno delle abitazioni al mercato delle locazioni residenziali.

Diversa la situazione di Milano, dove non sono stati introdotti divieti analoghi sugli affitti turistici. L’intervento più significativo ha riguardato invece le cosiddette “key box”, le cassette di sicurezza utilizzate per la consegna autonoma delle chiavi, la cui installazione è stata vietata sugli arredi e sugli spazi pubblici.

Una proposta che si distingue dalla linea del governo

L’iniziativa di Salvini si inserisce in un contesto che, negli ultimi anni, ha visto l’esecutivo adottare misure di segno opposto per regolamentare il settore degli affitti brevi.

Tra le principali novità introdotte figurano l’obbligo del Codice Identificativo Nazionale (CIN) per tutte le strutture destinate alle locazioni turistiche, l’aumento della cedolare secca dal 21% al 26% sul secondo immobile concesso in affitto breve da persone fisiche e il rafforzamento delle verifiche fiscali per contrastare evasione e abusivismo.

Il governo ha inoltre stabilito che un privato può gestire fino a due appartamenti in regime non imprenditoriale. Oltre questa soglia, l’attività viene considerata d’impresa, con il conseguente obbligo di apertura della partita IVA e l’applicazione dei relativi adempimenti fiscali e previdenziali.

L’eventuale proposta annunciata dal leader della Lega potrebbe quindi riaprire il confronto all’interno della maggioranza sul futuro degli affitti brevi e sul delicato equilibrio tra tutela della proprietà privata, autonomia degli enti locali e gestione del fenomeno turistico nelle città d’arte.

Noemi De Noia

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