Brutta notizia per la generazione crescente che si affaccia al mondo del lavoro: l’età pensionabile è in aumento dai 62 a 71 anni.
E’ quanto emerge dal rapporto “Pensions at Glance 2021” dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).
In Italia, secondo il rapporto, che passa in rassegna i sistemi pensionistici nei paesi dell’area, “il requisito di futura età pensionabile ‘normale’ è tra i più elevati con 71 anni di età, come la Danimarca (74 anni), l’Estonia (71 anni) e i Paesi Bassi (71 anni), contro una media Ocse di 66 anni per la generazione che accede adesso al mercato del lavoro”, si legge nel rapporto.
Anche a livello di spesa per pensioni l’Italia è al top. La spesa pensionistica pubblica, infatti, si colloca al secondo posto tra le piu’ alte dei Paesi dell’Ocse, pari al 15,4% del Pil nel 2019.
Inoltre nella Penisola una lavoratrice che inizia la sua carriera a 27 anni ed è disoccupata per 10 anni nell’arco della sua vita professionale riceverà una pensione inferiore del 27% rispetto a quella di una lavoratrice a tempo pieno, contro la media del 22% inferiore nell’area dell’Ocse .”Poiché le aliquote contributive dei lavoratori autonomi sono inferiori di un terzo rispetto a quelle dei dipendenti – sottolinea poi l’Ocse – i lavoratori autonomi possono aspettarsi pensioni inferiori di circa il 30% rispetto a quelle dei dipendenti con lo stesso reddito imponibile per tutta la carriera: la media Ocse è del 25% più bassa”.
Il sistema pensionistico italiano, spiega l’Ocse, “abbina un’età legale di pensionamento alta a un’elevata aliquota contributiva del 33%, il che determina un elevato tasso di sostituzione netto dell’82% per i lavoratori con una carriera senza interruzioni e con salario medio, rispetto a un tasso del 62% in media nell’area dell’Ocse”. Secondo quanto emerge dallo studi, andando in pensione 3 anni prima, a 68 anni, il futuro tasso di sostituzione netto scende sostanzialmente al 72%, “un valore che rimane alto in un confronto a livello internazionale”.
