Berlusconi molla o no? Giorgia Meloni non vede l’ora che si arrenda

Sin dal principio della corsa al Colle, Silvio Berlusconi è partito scavalcando gli altri candidati e creando un impero attorno a lui. La domanda che si fanno alleati quanto avversari è una sola: molla o non mollaSalvini e Meloni non vedono l’ora che getti la spugna, lui intigna. Nonostante le parole di Vittorio Sgarbi, improvvisato regista della “operazione scoiattolo”, secondo il quale la candidatura di Berlusconi “si è fermata oggettivamente” perché “mancano circa 100 voti” (a Rainews24 il critico d’arte ammette di averne trovati “solo venti, forse trentacinque”), il Cav si dichiara ancora ottimista. “Non deluderò chi mi ha dato fiducia” risponde, convinto, ai diversi parlamentari di Forza Italia che lo hanno contattato per sapere se avesse deciso di fare un passo indietro, a rincuorare tutti loro e se stesso.

Il problema è che Salvini, che pure non vuole promuovere Draghi al Colle (“I soldi del Pnrr sono a prestito. Anche per questo motivo il premier è complicato da rimuovere”) non vede l’ora che Berlusconi faccia un passo indietro per lanciare uno dei suoi candidati di centrodestra in pectore. Risalgono le quotazioni di Frattini e Moratti, non scendono quelle di Casellati e Casini, sfuma Pera.

Anche la Meloni è pronta a fare una proposta se il Cavaliere decidesse di passare la mano, ma a sua volta sembra voler desistere dal lanciare Draghi (“No se poi fa altri governi di inciucio”). Poi, però, a “Porta a Porta”, anche Meloni chiarisce: “Se Berlusconi decidesse di non concorrere o si stabilisse che, essendo una figura molto caratterizzata, dovesse rinunciare comunque, il centrodestra ha il diritto e dovere di avanzare una proposta, più proposte, io ho in mente i nomi di un uomo e una donna”. “In ogni caso entro giovedì (domani, ndr) vogliamo numeri certi”.

Insomma, quando mancano solo cinque giorni alla prima chiama dei Grandi elettori, il centrodestra è in pieno marasma, in vista di un vertice, quello di domani, che dovrebbe, in teoria, essere risolutivo in un senso o nell’altro. Salvini continua a portare avanti, ma al momento da solo, la sua partita del doppio forno che lo vede parlare un po’ con tutti: Renzi, Conte, Letta.

Eppure, il presidente di Forza Italia ha ripreso a fare telefonate alla riceca di nuovi sostenitori. Solo che, stavolta, le fa in prima persona. Vittorio Sgarbi infatti ha gettato la spugna: parla di un Cavaliere “triste” e pronto a mollare, avanzando tre nomi (Mattarella, Gianni Letta, Draghi). Ma ad Arcore si smentisce la ricostruzione del “telefonista” Sgarbi. Berlusconi intende misurarsi coi numeri, garantiscono dal fronte azzurro, anche se non ha ancora deciso quando o come: se alla prima, terza o quarta votazione, anche se ora sembra che potrebbe accettare di misurarsi con i voti già alla prima chiama, per saggiare le forze.

Certo è che, dopo la telefonata di chiarimento dell’altro ieri, non ci sono stati altri contatti tra Berlusconi e Salvini. Insomma, regna il gelo. Allo stato è confermato il vertice di domani, ma non c’è ancora la convocazione. Se, poi, toccasse a Draghi (che ieri, tra gli altri, ha incontrato il presidente Mattarella), Salvini chiederebbe quel “governo dei leader” di cui parla da giorni: ha messo nel mirino quattro dicasteri: Interno, Difesa, Giustizia, Lavoro.

 

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