Luciana Castellina, una ex parlamentare del Pci, si dice delusa dal PD e dalla linea intrapresa dal suo segretario, Enrico Letta, in merito all’invio delle armi in Ucraina per la guerra che sta combattendo per difendersi dalla Russia. “Quanto mi dicono che sono putiniana mi incazzo, credo di essere stata la prima ad andare a Mosca a manifestare contro Putin”. Lo dice in una lunga intervista al Fatto quotidiano, attaccando soprattutto Letta. “Ha fatto la dichiarazione pro Nato e pro Stati Uniti più clamorosa che ci sia mai stata in Parlamento“.
Poi chiarisce: “Con il Papa, contro Putin e contro le armi. “Le armi – dice la Castellina – sono state uno strumento di politica estera di fatto medievale”. Di papa Bergoglio, poi, dice che è l’unico personaggio in campo ad avere una linea coerente. “Le guerre si fermano prima che scoppino. E bisogna impedire che vadano avanti i processi che le preparano. Io non sono equidistante fra Russia e Ucraina, capisco che i ragazzi ucraini dicano ‘Vogliamo le armi’. Me la prendo con i capi di governo. Che invece dovrebbero avere il cervello e il senso di responsabilità per sapere che mandare le armi in Ucraina non vuol dire essere ‘al fronte’. Infatti nessuno ci va, oltretutto. Ma significa un massacro di ragazzi ucraini”. Che fare? Spingere al massimo l’acceleratore sui negoziati.
“Non è che se noi mandiamo le armi finiscono le bombe russe: non finiscono per niente, anzi, si intensificano. Non c’è niente di meglio che marginalizzare e offendere, come ha dimostrato la Germania dopo la Prima guerra mondiale, per suscitare le reazioni peggiori”. Da sinistra si dice profondamente delusa dalla posizione interventista del Pd. “Che è un vero scandalo”. Parla di atteggiamento stupido. “Una stupidità – confessa- che francamente non mi aspettavo da Letta. Perché lì dietro c’è un partito che ha una tradizione culturale, non può venire lì a dire ‘Io sono per la Nato! Per gli Stati Uniti!’ In un centrosinistra che ha sempre avuto radici internazionaliste e pacifiste”.
