Il Pd riconosce la sconfitta e va all’opposizione. Sconfitta pesante per Letta

Il Partito Democratico è la seconda forza in Parlamento, primo partito dell’opposizione: da qui riparte. L’analisi della sconfitta non mancherà, come da tradizione dem. Al Nazareno, a parlare è Debora Serracchiani; la capogruppo democratica ha seguito i dati con Enrico Letta e il resto dello stato maggiore fino alla terza proiezione, poi si è presentata davanti ai giornalisti: “Dai dati che abbiamo visto finora non possiamo non attribuire la vittoria alla destra trascinata da Giorgia Meloni”, premette la capogruppo che, poi, ribadisce che “con questa legge elettorale, la destra ha la maggioranza in Parlamento, ma non la maggioranza nel Paese”. Il 44% assegnato alla destra “sta lì a dimostrarlo; il centrosinistra, se avesse trovato la forza per presentarsi unito alla sfida, avrebbe potuto contenere o ribaltare il risultato”. Discorso da senno del poi, il presente racconta di un partito alla prova dell’opposizione e Serracchiani sottolinea che si tratta di “una responsabilità importante”. Il Pd è, infatti, “la prima forza di opposizione in parlamento, siamo quindi anche la seconda forza politica, quindi riteniamo di dover fare opposizione; riteniamo di dover fare opposizione importante anche perché abbiamo una grande responsabilità di fronte all’Europa e al Paese che sta affrontando dei passaggi delicati”, afferma ancora l’esponente del Pd. “Una serata triste per il Paese” che per il Pd potrebbe rappresentare l’inizio di una riflessione profonda.

Lo stato maggiore dem, nella campagna elettorale, ha dato prova di grande “coralità”, come segnalato dal Nazareno. I big sono stati tutti in campo, chi più chi meno, come dimostra la foto di Piazza del Popolo, con il segretario Enrico Letta attorniato da Ministri e presidenti di regione, Stefano Bonaccini incluso. Il governatore dell’Emilia-Romagna è tra i più accreditati a correre per la segreteria al prossimo congresso: gli organi del partito, infatti, dovrebbero essere rinnovati a marzo. Andrea Orlando ha già fatto sapere che, in caso di sconfitta pesante, non ritiene utile mettere in discussione il segretario: meglio avviare una fase di riflessione e discussione profonda, sui temi; questo, però, prima che si concretizzasse la sconfitta. Il segretario si era dato l’obiettivo di fermare la destra su una sorta di linea Maginot, obiettivo mancato, così come quello di conservare la soglia di galleggiamento del partito, quel 20% che avrebbe rappresentato comunque un risultato accettabile, sopra il minimo storico raggiunto da Renzi nel 2018. Dall’inizio del suo mandato al Nazareno, si tratta della prima sconfitta di Letta dopo una serie di risultati positivi. Alle ultime amministrative, dove sembrava che la destra dovesse dilagare, il Pd è riuscito a strappare anche Comuni sulla carta impossibili, come Verona. A quel precedente si aggrappavano le speranze dei dem: la rimonta sembrava possibile, fino a quando la terza proiezione ha messo la parola fine alla corsa.

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