La speculazione è il capro espiatorio per il caro-bollette
Non c’è dubbio che il caro-bollette sia, in questo momento, il problema più sentito da imprese e famiglie italiane, anzi europee. Un problema destinato presumibilmente ad aggravarsi nei prossimi mesi. E, come succede di solito in questi casi, la reazione istintiva dell’opinione pubblica è quella di identificare un “untore”, qualcuno da colpevolizzare e sul quale scaricare le proprie ansie e frustrazioni. Questa volta sul banco degli imputati è finita “la speculazione”. Cioè l’attività di loschi individui (o imprese) che spingono i prezzi sempre più su, ricavandone guadagni stellari. Più o meno tutti i governi hanno aderito a questa narrazione, cercando, in modo piuttosto scomposto, di tassare gli ultraprofitti di questi speculatori per trovare risorse da destinare alle fasce più deboli. Anche l’Unione europea, qualche giorno fa, si è impegnata in questa crociata, che in realtà sembra soprattutto un modo per acquietare le proteste, cavalcate aspramente, come è ovvio che sia, da chi sta all’opposizione.

Ma le cose non stanno esattamente come le si vuole rappresentare. Il prezzo di un bene in un libero mercato è infatti dato dall’incontro della domanda e dell’offerta. Se gli operatori prevedono che ci sarà scarsità di quel bene i prezzi aumentano, altrimenti diminuiscono. Il costo del gas, necessario per produrre energia elettrica, ha cominciato a crescere con la impetuosa ripresa delle attività economiche successiva ai lockdown e ha proseguito con l’aggressione russa all’Ucraina, che ha fatto temere la chiusura di NordStream (che poi si è puntualmente verificata). Gli aumenti ci sarebbero stati anche senza speculazione. Una certa percentuale di acquisti finanziari di gas (quindi senza consegna della materia prima) alla borsa olandese (che è quella che fa il prezzo in Europa) è stata in effetti registrata, ma se in questo caso si può parlare di speculazione, si tratta di un fenomeno limitato, che si è sempre verificato e che non ha subito particolari aumenti negli ultimi mesi; quindi, non può essere identificato come la causa dell’impennata dei prezzi (si veda il grafico in pagina).

Invece molti governi hanno varato misure, spesso raffazzonate, per punire “la speculazione” e recuperare gettito. In Italia si è introdotta un’imposta che colpisce l’incremento del saldo tra le operazioni attive e le operazioni passive. Maurizio Leo, esperto fiscalista e responsabile economico dei FdI, ha dichiarato che “la norma sugli extraprofitti va riscritta, cambiando la base imponibile: quella attuale è legata ai cicli di fatturazione e non ai ricavi, che rappresentano il vero extraprofitto dell’energia. Così com’è si presta a ricorsi”. E infatti, le imprese in sede di acconto, hanno versato solo il 20% del gettito previsto. Segno che hanno giudicato la norma una sceneggiata a uso di populisti di vario colore, destinata a essere annullata dalla Corte costituzionale. Le norme europee varate nei giorni scorsi sono, da questo punto di vista, un po’ meglio congegnate, ma richiedono parecchio tempo per essere applicate (anche perché gli utili si possono calcolare solo alla fine del periodo d’imposta). E, alla fine, eventualmente, non andranno a colpire la fantomatica speculazione, ma solo una parte degli utili eccezionali conseguiti in un momento del tutto eccezionale.

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