Il giorno dopo la presentazione del nuovo Patto di Stabilità, Bruxelles prova a rassicurare i Paesi ad alto debito come l’Italia. Il vicepresidente della Commissione esecutiva Valdis Dombrovskis, che ha curato la stesura della nuova governance assieme a Paolo Gentiloni, sottolinea che le nuove regole accolgono le richieste italiane di un maggiore margine di manovra nei percorsi di rientro del debito. Le cifre circolate in queste ore hanno suscitato molto clamore ma il fatto è che dopo tre anni di sospensione delle regole di bilancio europee per l’Ue è arrivato il momento di tornare a pensare a ricostituire finanze pubbliche sane. Per il Commissario al Mercato interno Thierry Breton “le nuove regole vanno nella giusta direzione” perché tenere alto il debito, sopra il 90% del Pil (valore superato anche dalla Francia), deprime la crescita e le entrate. Seguendo il nuovo principio della titolarità del debito, il prossimo anno il Governo italiano concorderà con la Commissione una traiettoria di taglio: se si considera l’ipotesi di una riduzione in quattro anni, il taglio sarebbe dello 0,85% del Pil ovvero allo stato attuale di 14-15 miliardi l’anno, nell’ipotesi più probabile dei 7 anni, invece, l’aggiustamento sarebbe dello 0,45%, pari a 8 miliardi all’anno.
È vero che si riduce lo spazio fiscale per gli interventi promessi dal Governo, come il taglio del cuneo o la riforma delle pensioni, ma se fosse tornato in vigore il vecchio Patto la situazione sarebbe più drastica: “Pari a 11-12 miliardi l’anno per un periodo superiore ai sette anni con un’austerità permanente. La proposta della Commissione permette un aggiustamento serio ma senza austerità”, afferma il capo di gabinetto di Gentiloni, Marco Buti. A ben guardare, il Def presentato dal Governo la settimana scorsa già prevede una traiettoria nel medio termine per portare il deficit sotto al 3% nel 2026 e questo dovrebbe evitare la procedura per debito eccessivo. Da Bruxelles chiariscono che nel computo della spesa netta non rientrano gli interessi sul debito e nemmeno i fondi europei, come il Pnrr, tranne per la parte cofinanziata a livello nazionale che il governo italiano chiede di scorporare. L’obiettivo della Commissione è portare a casa la riforma entro l’anno, per essere pronti a negoziare i piani quadriennali di rientro con i singoli Stati già ad aprile, che verranno poi valutati dall’esecutivo Ue nei due mesi successivi e approvati poi dal Consiglio. L’idea sarebbe quella di avere il piano in atto con tutti i passaggi prima del bilancio 2025.
