Nessun dubbio, però, è arrivato nell’incontro sul posizionamento del nostro Paese, che punta ad essere al fianco di Netanyahu e di Zelensky. L’Italia lavora alla de-escalation pur difendendo il diritto di Israele a difendersi.
Il timore è quello di una recrudescenza del terrorismo, pur non essendoci segnali di questo tipo. Per questo motivo i leader hanno concordato, si apprende, sulla necessità di rafforzare la sicurezza ma anche di investire maggiori fondi a sostegno di tutto il comparto. Del resto, Palazzo Chigi aveva annunciato che nel primo consiglio dei ministri arriverà un sostegno finanziario ad hoc. Previsto, dunque, un intervento, si vedrà se inserirlo nella legge di bilancio oppure in un altro provvedimento. Al momento gli spazi sulla manovra sono strettissimi, ma non solo per la maggioranza.
“I cordoni sono chiusi anche per la minoranza”, osserva un esponente delle forze che sostengono l’esecutivo. “Sarà – sottolineava ieri una nota di palazzo Chigi – una manovra seria che, nel quadro della sostenibilità della finanza pubblica, concentrerà la sua attenzione su redditi e pensioni medio bassi, sulla famiglia e sulla sanità, in continuità con il lavoro portato avanti dal governo fin dalla precedente legge di Bilancio”.
Ogni proposta di modifica dovrà essere a saldi invariati, è il ‘refrain’ nell’esecutivo. La legge di bilancio punterà soprattutto sul cuneo fiscale tramite il coinvolgimento anche delle parti sociali che saranno ricevute nella sede del governo dai ministri Giorgetti, Urso e Calderone.
L’obiettivo, infine, è di stringere i tempi, per non arrivare lunghi dopo Natale. Rinviate, invece, le discussioni sul salario minimo e sul Mes, e anche sulle riforme la ‘road map’ del governo è quella di iniziare il lavoro entro dicembre ma non in tempi brevissimi.
