Di Andrea Franchi
Il 3 settembre 1971 il Qatar otteneva l’indipendenza dal Regno Unito. All’epoca, si presentava come l’ennesimo piccolo emirato del Golfo in cerca di sovranità. Cinquantatré anni dopo, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: quell’indipendenza non ha portato maggiore stabilità nella regione, ma ha consegnato al mondo un attore ambiguo, capace di muoversi con una spregiudicatezza che oggi si paga a caro prezzo.
Minuscolo per territorio, ma colossale per risorse energetiche, il Qatar ha trasformato i suoi giacimenti di gas in potere politico, economico e mediatico. Grazie ai petrodollari, ai fondi sovrani e al megafono globale di Al Jazeera, Doha è riuscita a sedersi a tavoli che, per peso reale, non le sarebbero spettati. Ma la vera questione non è la sua ascesa, bensì l’uso che ne ha fatto.
Dietro la vetrina patinata dei mondiali di calcio e dei grattacieli scintillanti, il Qatar è diventato il principale sponsor di organizzazioni che alimentano instabilità e terrorismo: Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, e più in generale i circuiti legati ai Fratelli Musulmani. Un Paese che ospita la più grande base americana della regione – al-Udeid – mentre versa miliardi a chi mina la sicurezza di Israele e dell’intero Medio Oriente. È il paradosso perfetto, che nessun’altra monarchia del Golfo si è mai spinta ad abbracciare.
Il risultato? Oggi l’Occidente non può fare a meno del Qatar. Lo cerca come mediatore, lo utilizza per canali “sporchi” di trattativa, lo blandisce per non perderne i favori. Ma più che un alleato, Doha si è trasformata in un indispensabile problema: un attore che prospera sulle crisi e che, in fondo, non ha alcun interesse a risolverle davvero.
Col senno di poi, viene da chiedersi se quell’indipendenza sia stata un bene. Se il Qatar fosse confluito negli Emirati Arabi Uniti, forse oggi avremmo un Golfo meno contraddittorio e meno esposto a giochi pericolosi. Invece, la scelta del 1971 ha regalato al mondo un piccolo Stato che si comporta come una grande potenza, senza mai rinunciare alla doppiezza.
Il Qatar celebra la sua indipendenza, ma il resto del mondo ha ben poco da festeggiare.
