di Andrea Franchi
Nel corso della storia, le tragedie più gravi non sono nate da un giorno all’altro. Hanno trovato terreno fertile nell’indifferenza, nella complicità, nella stupidità di massa. Oggi, mentre assistiamo all’indegno spettacolo di artisti, attivisti e opinionisti che si prestano a fare da megafono a Hamas e ad altri gruppi terroristici islamici, non possiamo più permetterci il lusso del silenzio.
Chiariamo subito un punto: Hamas è l’equivalente contemporaneo del nazismo. Non solo per la sua ideologia fondata sull’odio etnico e religioso, ma per i metodi, per il culto della morte, per la volontà dichiarata di annientare un popolo – quello ebraico – e sostituirsi a ogni forma di ordine civile, liberale e democratico.
Il ritorno del nazional-socialismo travestito da “causa palestinese”
Chi oggi marcia con le kefiah, chi piange nei teatri in nome di Gaza, chi si strappa le vesti nei talk show contro Israele, sta di fatto partecipando a una nuova forma di propaganda totalitaria, figlia della stessa matrice del nazional-socialismo: il culto dell’identità, il disprezzo della libertà individuale, l’odio viscerale verso gli ebrei e verso l’Occidente.
La storia insegna che il socialismo, in ogni sua variante, quando si fonde con il nazionalismo, genera mostri. Nazismo vuol dire, letteralmente, “Nazional-Socialismo”. E le analogie con Hamas e i suoi sostenitori non sono più solo storiche, ma attuali: la repressione del dissenso, l’uso della religione come arma ideologica, la glorificazione della morte, la persecuzione delle minoranze, l’odio sistematico verso chi la pensa diversamente.
I complici: dalla sinistra editoriale ai finanziatori occulti
La sinistra culturale occidentale — in particolare in Italia — è diventata la cinghia di trasmissione di una narrativa pericolosa. Nel mondo dell’editoria, del cinema, della musica, delle università, troviamo ormai una presenza dominante di pensiero unico, che giustifica la violenza purché arrivi “da sinistra” o da popoli considerati “oppressi”, anche quando si tratta di assassini, stupratori o tagliagole.
Questa egemonia non è gratuita. È nutrita da fondi, sponsor, ONG di facciata e Stati esteri, tra cui il Qatar e l’Iran, che investono miliardi per finanziare la propaganda antisionista e filo-Hamas in Europa.
Le cosiddette “Francesca Albanese” di turno — travestite da esperti ONU — non sono che strumenti consapevoli o inconsapevoli di un disegno di sovversione, che punta a riscrivere la storia, a sovvertire l’identità europea e a far passare per “resistenza” quella che è solo barbarie.
Non è solo propaganda: è strategia bellica
Quando nelle strade italiane e francesi si consente a gruppi con il volto coperto di bloccare tangenziali e pregare occupando suolo pubblico, non stiamo assistendo a un fenomeno folkloristico o religioso, ma a un atto simbolico di conquista.
Quando le forze dell’ordine restano immobili in attesa che “finisca la preghiera”, mentre il traffico si blocca e lo Stato si piega, il segnale è chiaro: l’Occidente si è arreso.
In un passato non troppo lontano, i ristoratori che protestavano pacificamente contro il Green Pass venivano manganellati. Oggi, i violenti di Hamas vengono protetti. Questo ribaltamento della realtà è un campanello d’allarme fascista: quando il cittadino rispettoso viene punito e il violento premiato, il totalitarismo è alle porte.
Non possiamo accettare un nuovo 1933
Nel 1933, la Germania pensava di aver trovato pace e stabilità. In pochi anni, cadde nell’abisso. Oggi, abbiamo il dovere morale di non ripetere quell’errore.
Chi inneggia ad Hamas, chi relativizza la violenza contro gli ebrei, chi giustifica i massacri in nome dell’antisionismo, sta aprendo la porta a un nuovo nazismo.
È necessario denunciare ogni forma di complicità. Ogni artista, intellettuale, attivista, giornalista, docente che sostenga apertamente Hamas va esposto, isolato e fermato. Non per censura, ma per salvaguardia democratica.
La tolleranza verso l’intolleranza è suicidio collettivo.
Un appello alla coscienza civile
Occorre mobilitare le coscienze. Serve un risveglio culturale e morale. Chi tace oggi, sarà complice domani.
Non si tratta solo di Israele, né solo del Medio Oriente: si tratta del futuro dell’Europa, della libertà, della civiltà stessa.
