Gelmini preoccupata: “non riconosco più Berlusconi, sembra più ansioso di deludere Salvini che altro”

L’ex ministro dell’Istruzione  e attuale ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini non si sente più a casa nel partito di Forza Italia. “Quello che sta accadendo ha poco a che fare con la storia del partito in cui milito da vent’anni. Non riconosco lo stile e il metodo del presidente Berlusconi”. Queste le dure affermazioni al Corriere della Sera.

Le sue perplessità sono alimentate soprattutto dalla nomina di Licia Ronzulli come coordinatrice della Lombardia e dalla posizione di Forza Italia sulla guerra tra la Russia e l’Ucraina. “Siamo un movimento politico filo atlantista, europeista. Siamo nel Ppe e ci siamo chiamati in passato Popolo della libertà, per la quale gli ucraini stanno combattendo. Mi sembra che in FI ci sia più la preoccupazione di non dispiacere Salvini che di essere in linea con i nostri partner dell’Ue e della Nato”, ha raccontato Gelmini. “La nostra posizione in politica estera non è quella della Lega. Salvini legittimamente ha la sua opinione, ma noi non possiamo rinunciare alla nostra identità e storia. Con il risultato di farci superare in filo-atlantismo da Giorgia Meloni”.

La delusione della ministra azzurra è sulla mancanza di un sì forte e convinto all’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato. “Né alla decisione di 40 Paesi democratici del mondo di sostenere anche militarmente gli ucraini. Con cosa dovrebbero contrapporsi gli ucraini? Con le armi bianche? E la capziosa distinzione è lo specchio su cui si arrampica con le unghie il M5S di Conte. Comprendo la necessità di rassicurare i cittadini. Ma non lo si fa rischiando di spaccare l’unità del Paese e dell’Occidente”.

Infine tira in ballo il vice di Silvio Berlusconi, Antonio Tajani. “ForseTajani è a conoscenza di piani segreti dell’Ucraina per invadere la Russia. Però, allo stato, è la Russia ad avere invaso all’Ucraina. Parlando di “attacchi alla Russia” si fa un favore alla falsa contro-narrazione russa. Ci sono momenti della storia in cui i partiti devono fare appello ai propri valori e identità. E scegliere di stare dalla parte giusta, guidando l’opinione pubblica e non facendosi guidare“.

 

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